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Uranio impoverito: importanti novità per le vittime della “sindrome dei Balcani”

Alcune sentenze e una nuova Commissione d’inchiesta prefigurano finalmente giustizia più equa per i militari e i loro familiari.

A volte una persona, da sola, compie imprese che a centinaia, migliaia di altri non sono riuscite. 333 morti, 3.600 malati, per la stragrande maggioranza militari, non avevano ancora convinto le nostre Istituzioni a riconoscere un nesso tra le malattie, spesso letali, contratte dai soldati italiani nei Balcani alla fine degli anni ‘90 e l’uranio. Eppure già dal 2008 l’Inail prevedeva risarcimenti per malattie professionali dovute all’uranio impoverito in ambito civile.
 
Certo, c’erano già state più di 40 sentenze favorevoli alle vittime della cosiddetta “sindrome dei Balcani”. Anni di battaglie condotte senza posa dai loro familiari avevano prodotto straordinari risultati. Ma una donna coraggiosa e tenace ha alzato ulteriormente l’asticella. È la madre di Salvatore Vacca, un caporalmaggiore dell’esercito partito nel ’98 per la Bosnia e tornato in Italia 5 mesi dopo con una leucemia. Salvatore è morto, a 23 anni, nel settembre del ’99 e da quel momento la sua famiglia non si è data pace. Ne è nata una lunga vicenda giudiziaria conclusa, 17 anni dopo, con una sentenza della Corte d’appello civile di Roma che conferma la condanna in primo grado del ministero della Difesa - accusato di non aver protetto adeguatamente il militare - a risarcire la famiglia del soldato per oltre un milione e mezzo di euro. Somma che si aggiunge all’indennizzo, già ricevuto, di 650 mila euro. Una distinzione netta, quella tra risarcimenti e indennizzi, attraverso la quale i Giudici d’appello hanno inteso sottolineare la responsabilità del Ministero.
 
Il caporalmaggiore Vacca è stato impiegato per 150 giorni in Bosnia come pilota di mezzi cingolati e blindati. Durante questo periodo ha trasportato munizioni sequestrate, materiale che i Magistrati definiscono “ad alto rischio di inquinamento da sostanze tossiche” ed è stato esposto agli effetti dell’uranio impoverito senza «alcuna adeguata informazione sulla pericolosità e sulle precauzioni da adottare». Si configura perciò una «condotta omissiva di natura colposa dell’Amministrazione della Difesa», ma anche un «comportamento colposo dell’autorità militare per non avere pianificato e valutato bene gli elementi di rischio». E, infine, una «compatibilità tra il caso e i riferimenti provenienti dalla letteratura scientifica» e un “collegamento causale tra zona operativa ed insorgenza della malattia”. La sentenza, pone quindi due novità di grande rilievo:

 

  1. Un nesso causale tra la patologia e l’esposizione all’agente tossico (in precedenza i CVCS avevano sempre sottolineato l’aleatorietà e non dimostrabilità di tale correlazione).
    A tal riguardo, già in una sentenza del febbraio 2016, ottenuta su ricorso dello Studio Guerra contro il Ministero della Difesa, il TAR della Toscana sosteneva che: “a causa dell’impossibilità di stabilire, sulla base delle attuali conoscenze scientifiche, un nesso diretto di causa-effetto” [tra esposizione ad uranio e neoplasie] “non deve essere richiesta l’esistenza del nesso causale con certezza assoluta, ma è sufficiente la dimostrazione in termini probabilistico-statistici”.
  1. Una responsabilità, configurabile in una condotta omissiva, da parte dell’Amministrazione.

 
Nel frattempo, a fine maggio, a conclusione dei lavori della Commissione d’inchiesta alla Camera, che ha visto lavorare insieme Pd, Sel e M5S, altre due importanti innovazioni sono state introdotte a tutto vantaggio delle centinaia di famiglie finora strette nella morsa della burocrazia:
 

  1. La relazione della Commissione d’inchiesta propone di togliere all’amministrazione della Difesa la gestione delle cause di servizio e del riconoscimento del nesso causa-effetto tra uranio impoverito e malattie e di affidare le competenze all’Inail come per gli altri lavoratori, a prescindere dalla personalità giuridica del datore di lavoro.
  2. L’Inail aggiornerà le tabelle previdenziali - che, come detto, contemplavano già risarcimenti per personale civile – estendendole alla nuova tipologia di utente.

 
E tutto ciò mentre il deputato Mauro Pili ha depositato una proposta di legge che propone l’abrogazione del Comitato di Verifica per le Cause di Servizio e l’istituzione di un Organismo che risarcisca direttamente coloro che hanno operato in scenari di guerra, zone di addestramento o in quelle adiacenti ai poligoni e per questo esposti alla sostanza radioattiva.
Pare, insomma, che qualcosa di nuovo si delinei all’orizzonte. Non sul fronte occidentale, ma su quello orientale. Quello balcanico, per l’esattezza.
 
 
 

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