Servizio e Previdenza Pubblica

Assegno di incollocabilità

A chi spetta e in cosa consiste

Ai mutilati e invalidi per servizio con diritto a pensione o ad assegno privilegiati per minorazioni dalla seconda all’ottava categoria della Tabella A annessa alla legge n. 313/68 (e successive modificazioni e integrazioni) in quanto, per la natura e il grado delle invalidità di servizio, possano riuscire di pregiudizio alla salute od incolumità dei compagni di lavoro od alla sicurezza degli impianti e che risultino effettivamente incollocabili, è attribuito, in aggiunta alla pensione e fino al compimento del sessantacinquesimo anno di età, un assegno di incollocabilità pari alla differenza fra il trattamento corrispondente a quello previsto per gli ascritti alla prima categoria con assegno di superinvalidità di cui alla tabella E lettera “h”, esclusa l’indennità di assistenza e di accompagnamento, e quello complessivo di cui sono titolari (art. 104 del T.U. 1092/73 – successivamente modificato ed integrato dall’art. 12 della legge 26 gennaio 1980 n. 9). 

In sostanza, l’assegno di incollocabilità assimila l’invalido, a tutti gli effetti, al titolare di prima categoria con assegno di superinvalidità. 

Tale beneficio spetta a domanda e non può essere concesso per un periodo inferiore a due anni né superiore a quattro. Dopo otto anni anche non consecutivi, spetta senza altri accertamenti medico legali fino al sessantacinquesimo anno di età.

Dopo il compimento dei sessantacinque anni, l’invalido non ha più diritto all’assegno complessivo per differenza tra la prima categoria con superinvalidità e la categoria pensionistica di cui è titolare, ma al trattamento economico riferito alla propria categoria tabellare (dalla seconda all’ottava) con l’aggiunta di un assegno pari al minimo INPS, anche se, la più recente giurisprudenza della Corte dei conti, è orientata verso la concessione di un “assegno compensativo” ad personam dello stesso importo dell’assegno di incollocabilità già percepito (in applicazione della stessa normativa delle pensioni di guerra).

Chi non ha mai presentato domanda prima del sessantacinquesimo anno di età, non ha diritto al beneficio.

 

Origini storiche e regolamentazione normativa

L’incollocabilità, riguarda tutte le infermità riconosciute dipendenti da causa di servizio e come tali pensionate, a condizione che siano di entità tale che possano risultare di pregiudizio nell’ambiente lavorativo a persone ed impianti. 

Il legislatore ha voluto estendere agli invalidi per servizio la normativa già prevista per gli invalidi di guerra, recependo integralmente la definizione di incollocabilità stabilita dalla legislazione sugli infortuni e malattie professionali dell’INAIL per i mutilati e invalidi del lavoro, in tal modo eliminando la disparità di trattamento tra dipendenti pubblici e dipendenti privati. 

Di conseguenza, trattandosi di beneficio sovrapponibile a quello erogato dall’INAIL, le attività lavorative cui bisogna fare riferimento nel giudizio medico legale di incollocabilità sono quelle generiche, di tipo industriale e/o agricolo, svolte mediante l’ausilio ed il conseguente utilizzo di macchinari e sistemi di produzione meccanici.

Ne deriva che i mutilati e invalidi per servizio, di età inferiore ai sessantacinque anni, che non possano essere ammessi al beneficio dell’assunzione obbligatoria per perdita della capacità lavorativa e che siano di pregiudizio alla sicurezza degli impianti e alla salute dei compagni di lavoro, hanno diritto al beneficio economico dell’incollocabilità.

 

Organi burocratici competenti all’accertamento

All’accertamento dell’incollocabilità provvede la Commissione Medica per l’assegno di incollocabilità istituito presso le Unità Sanitarie Locali e poi presso il Distretto Sanitario di ogni ASL Regionale (area di Coordinamento di Medicina Legale ed Invalidi Civili) competente per l’iscrizione dell’invalido nelle liste del collocamento obbligatorio (L. 2 aprile 1968 n. 482 e L. 12 marzo 1999 n. 68).

Delle suddette Commissioni dovrebbe far parte almeno un membro della Commissione Medica delle Pensioni di Guerra (attuale Commissione Medica di Verifica) nella persona del presidente o di un suo delegato.

Nei confronti del personale del Comparto Difesa e Sicurezza, il giudizio espresso dalla ASL viene normalmente integrato dal parere del Collegio Medico Legale del Ministero della Difesa o della Commissione Medica di Verifica, cui l’amministrazione si conforma. 

 

Infermità

Ai fini del giudizio d’incollocabilità, oltre le malattie infettive croniche diffusibili per via area (ad es. TBC cavitaria attiva, lebbra, ecc.) che possono essere trasmesse ai compagni di lavoro con grave pregiudizio nei loro confronti, l'incollocabilità va riconosciuta, principalmente per patologie afferenti al sistema neuropsichiatrico

L'ampia gamma di tali malattie deve prendere in considerazione soltanto quelle che possiedono la ipotetica potenzialità di arrecare danni alla incolumità dei compagni di lavoro o alla sicurezza degli impianti, e pertanto necessita operare una distinzione, seppure sommaria, tra i vari stati patologici. 

Il criterio del "pregiudizio alla salute e all'incolumità dei compagni di lavoro ed alla sicurezza degli impianti" orienta la concessione dell'assegno d’incollocabilità soprattutto verso i casi di infermità psichiche con manifestazioni comportamentali di tipo impulsivo-aggressivo eterodirette e comunque tali da compromettere l’attenzione, la concentrazione e  le facoltà cognitive richieste ai fini dello specifico lavoro previsto dalla legge.

Oltre le malattie infettive che possono essere trasmesse nell’ambiente di lavoro assurgono, quindi, a patologie particolarmente pericolose anche quelle afferenti al sistema neuropsichico.

Un’infermità psichica ai fini della tutela della sicurezza degli impianti, determina l’incollocabilità quando i relativi disturbi possono essere responsabili di severe alterazioni del livello di attenzione/concentrazione e dei processi cognitivo/decisionali anche se gli stessi derivano da trattamenti psicofarmacologici protratti che implichino un significato condizionamento delle funzioni psichiche fondamentali.

 

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