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Leggi e giurisprudenza sulla Causa di Servizio

Norme, sentenze e interpretazioni giurisprudenziali e benefici.

1. Definizioni normative

Per causa di servizio si intende il riconoscimento della dipendenza dal servizio di lesioni fisiche o infermità contratte dai dipendenti delle amministrazioni pubbliche in generale. Dal 6.12.2011, con il c.d. Decreto Salva Italia, l’istituto della causa di servizio è stato abrogato per i dipendenti Civili, restando espressamente valido per quelli appartenenti al Comparto Difesa, Sicurezza e Soccorso pubblico.

ATTENZIONE! Con legge n. 48/2017 l’istituto della causa di servizio è stato ripristinato per la polizia locale ma ai soli fini del diritto all’equo indennizzo e al rimborso di spese di cura e degenza.

Il riconoscimento di tale dipendenza da causa di servizio può dare diritto ad alcuni importanti benefici (vedi sotto).

Perché venga riconosciuta la dipendenza da causa di servizio, è necessario che le infermità o le lesioni derivino da fatti accaduti in servizio o per cause inerenti al servizio medesimo come, ad esempio, l’ambiente e le condizioni di lavoro. La causa di servizio può essere riconosciuta anche se i fatti di servizio abbiano concorso con altri elementi o circostanze nel far insorgere infermità o lesioni; in tal caso i fatti di servizio medesimi devono risultare determinanti. 
Il procedimento per l’accertamento della dipendenza da causa di servizio è regolamentato dal d.P.R. 461/2001.
Il riconoscimento della dipendenza da causa di servizio costituisce, ai sensi dell’articolo 12 del predetto regolamento, accertamento definitivo anche nell’ipotesi di successiva richiesta di equo indennizzo e di trattamento pensionistico di privilegio.
Dopo il giudizio espresso dalle competenti Commissioni Mediche su diagnosi, natura, ascrizione tabellare e idoneità del soggetto al servizio, e in seguito al parere tecnico del Comitato di Verifica delle Cause di Servizio sulla dipendenza delle infermità dal servizio medesimo, il procedimento si conclude con un decreto dell’Amministrazione di appartenenza da notificarsi o comunicarsi all’interessato, ai fini dell’eventuale impugnativa in sede giurisdizionale.
 
Il provvedimento negativo, quale presupposto per il riconoscimento del diritto alla pensione privilegiata, può essere impugnato dinanzi alla Corte dei conti anche dal personale in servizio. Tale soluzione, come vedremo in seguito, offre tutele assai maggiori rispetto al tradizionale ricorso al TAR o al ricorso straordinario al Presidente della Repubblica.

2. Giurisprudenza

Il ricorso alla Corte dei conti.

Fino a poco tempo fa - e come tuttora riportato in calce ai provvedimenti - i decreti negativi dell’Amministrazione potevano essere impugnati solo dinanzi al TAR o con ricorso straordinario al Presidente della Repubblica.

A partire dal 2015, grazie a numerose sentenze ottenute dallo Studio Guerra dopo anni di battaglie, è stata affermata la competenza della Corte dei Conti a pronunciarsi sulla dipendenza da causa di servizio, quale presupposto del diritto della futura pensione privilegiata, anche per il personale ancora in attività.

In virtù del principio di “unicità di accertamento”, infatti, il decreto dell’Amministrazione è unico e vincolante anche ai fini della successiva domanda di equo indennizzo e di pensione privilegiata ed esplica quindi i suoi effetti su più fronti: 

  • quello indennitario e lavorativo, questo sì di competenza del TAR;
  • quello pensionistico di competenza della Corte dei conti.

Se il provvedimento è concessivo, il problema non si pone: spetta automaticamente, a richiesta, anche l’equo indennizzo e la pensione privilegiata, nel rispetto, ovviamente, delle altre condizioni previste dalla vigente normativa.

Ma se è negativo perché ricorrere al TAR e non alla Corte dei conti (giudice competente in ambito pensionistico), specificando di voler impugnare l’atto stesso quale presupposto del diritto a futuro trattamento pensionistico di privilegio? 

Questa è stata la linea sostenuta dallo Studio Guerra e infine confermata  da varie sentenze.

Dopo l’intervento delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione che ha confermato l’esclusiva competenza giurisdizionale della Corte dei conti ai fini pensionistici anche nei confronti del personale in servizio, ad oggi tutte le Sezioni d’Appello della Corte stessa, con sentenze del 2015 e del 2016, hanno affermato e confermato l’ammissibilità del ricorso medesimo sia perché si impugna un provvedimento negativo già emesso (ex art. 71, R.D. 1038/33) sia perché non può negarsi l’interesse concreto ed attuale del ricorrente alla sua impugnativa anche ai sensi dell’art. 67 del T.U. 1092/73.

Tale svolta giurisprudenziale assicura a moltissimi dipendenti del comparto Difesa, Sicurezza e Soccorso Pubblico ancora in servizio maggiori possibilità di vedere riconosciuta la dipendenza di malattie e infortuni dalle mansioni lavorative assegnate, con tutti i benefici che ne derivano.

La Corte dei Conti, infatti, al contrario del TAR e del Presidente della Repubblica, riesamina i fatti di servizio e le evidenze cliniche, se necessario avvalendosi di nuove perizie e consulenze. E in caso di sentenza favorevole, annulla l’atto impugnato costringendo l’Amministrazione a emetterne direttamente uno nuovo in conformità alla propria decisione, senza necessità di acquisire altro parere del CVCS.

Ancora in virtù della “unicità di accertamento”, poi, il nuovo decreto non determina soltanto il diritto a un bene futuro come la pensione privilegiata, ma consente al dipendente di richiedere subito i benefici e le provvidenze previste durante il servizio.

Inoltre il ricorso alla Corte dei conti avverso il decreto negativo di dipendenza da causa di servizio può essere proposto in ogni tempo, non essendo soggetto a termini decadenziali propri del TAR.

Ne consegue che, contro il decreto negativo di dipendenza, al personale in servizio conviene ricorrere direttamente alla Corte dei Conti per l’accertamento della dipendenza quale presupposto della (futura) pensione privilegiata.

Per rendere ammissibile il ricorso alla Corte dei Conti, è consigliabile:

  • formulare la domanda di dipendenza da causa di servizio, o integrare quella già inviata, con l’espressa richiesta del provvedimento sulla dipendenza anche quale presupposto del diritto a pensione privilegiata;
  • in caso di decreto negativo di dipendenza già ricevuto, inoltrare altra domanda all’Amministrazione d’appartenenza, chiedendo specificamente l’estensione della pronuncia sulla dipendenza quale presupposto del diritto a pensione privilegiata.

Il personale interessato a ricorrere alla Corte dei conti dovrebbe essere:

  • chi voglia ottenere durante l’attività tutti i benefici connessi alla causa di servizio negata e garantirsi il diritto (futuro) alla pensione privilegiata;
  • chi è stato dichiarato parzialmente inidoneo al servizio, che potrebbe vantare il diritto alla permanenza nel ruolo militare con mansioni d’ufficio e garantirsi la pensione privilegiata in caso di dispensa;
  • chi è stato dichiarato assolutamente inidoneo al servizio militare incondizionato che oltre a transitare ai ruoli civili, potrebbe beneficiare della pensione privilegiata (art. 139 del T.U. 1092/73).
  • chi, anche se riconosciuto idoneo a seguito della contratta menomazione, voglia ipotecare il proprio futuro con il preventivo riconoscimento della causa di servizio ai fini del diritto a pensione privilegiata per infermità negata.

3. Benefici

La causa di servizio è uno snodo fondamentale da cui possono derivare benefici esigibili sia in servizio che a seguito del congedo.

I benefici esigibili durante il servizio.

  • L’equo indennizzo, se l’infermità o lesione ha comportato una invalidità ascrivibile ad una delle categorie annesse alle tabelle (A o B) allegate al DPR 30.12.1981 n. 834.
  • Il diritto alla retribuzione integrale per i periodi di malattia fruiti a causa dell’infermità o lesione riconosciuta. 
  • L’aumento dello scatto stipendiale per invalidità di servizio per una sola volta (dell’1,25 o del 2,50% a seconda della classificazione delle infermità). 
  • La maggiorazione dell’anzianità di servizio ai fini pensionistici per coloro a cui sia stata riscontrata un’invalidità ascritta ad una delle prime quattro categorie della Tabella A allegata al DPR n. 834/1981. 
  • L’esenzione dal ticket sanitario.
  • L’esenzione dal rispetto delle fasce di reperibilità (per le prime tre categorie) in occasione delle visite fiscali. 
  • La preferenza nelle graduatorie dei concorsi pubblici.

La pensione privilegiata.

La pensione privilegiata è il trattamento economico concesso, dopo il collocamento a riposo o dopo il transito al diverso ruolo civile, al dipendente pubblico rimasto invalido per causa di servizio. Viene definita “privilegiata” perché spetta a prescindere dalla maturazione dei requisiti normalmente necessari: in presenza delle condizioni di legge, è sufficiente anche un solo giorno di servizio per ottenerla.

Può dare accesso ad eventuali benefici accessori, quali:

  • assegno di superinvalidità;
  • indennità d’assistenza e d’accompagnamento;
  • assegno integrativo;
  • assegno per cumulo di infermità;
  • assegno di incollocabilità;
  • indennità speciale annua.

Inoltre, in determinate condizioni, la Causa di Servizio può consentirti di ottenere lo status di Vittima del dovere o equiparato cui corrispondono ulteriori benefici